L'analisi del ciclo di vita o Life Cycle Analysis (LCA) deriva dall'affinamento delle tecniche di analisi energetica, volte alla ricerca di soluzioni che consentano da una parte il risparmio delle risorse, dall'altra il contenimento delle emissioni nell'ambiente, in una visione globale del sistema produttivo, in cui tutti i processi di trasformazione sono presi in considerazione in quanto facenti parte della realizzazione della funzione o prodotto. Questa impostazione si ricollega ad una nuova e più pragmatica coscienza ambientale che concepisce la produzione industriale nell'ottica di uno sviluppo sostenibile.
Considerando i recenti provvedimenti adottati dalla politica ambientale europea e le nuove normative della serie ISO 14000, emerge quale sia l'importanza della LCA in ambito produttivo: consentire una misurazione oggettiva dell'impatto di diverse soluzioni, per rendere possibile il loro confronto. La struttura tipica di una LCA si può suddividere in quattro fasi principali:
· Definizione degli scopi e degli obiettivi;
· Inventario;
· Analisi degli impatti;
· Interpretazione e Miglioramento.

Ai fini della discussione sulle caratteristiche delle strutture di legno, è utile descrivere brevemente le modalità con cui sono realizzate le due ultime fasi.

L'analisi degli impatti ha lo scopo di evidenziare l'entità delle modificazioni ambientali derivanti dai rilasci nell'ambiente e dal consumo delle risorse, causato dalle attività produttive. Si può facilmente comprendere come l'individuazione e l'interpretazione delle conseguenze causate, ad esempio dalle emissioni, sia tutt'altro che facile; questa situazione costituisce un incentivo alla ricerca, ma allo stesso tempo è causa di discussioni e disaccordi che spesso portano all'ambiguità anziché ad una maggior chiarezza. Nell'ambito della LCA un impatto è "il risultato fisico immediato di una data operazione - consistente in particolare nell'emissione di certe sostanze - che è associato con uno o più effetti ambientali" (es. il quantitativo di CO2 emesso, è una componente dell'impatto dell'operazione di combustione associato all'effetto serra). Poiché non è possibile associare inequivocabilmente uno specifico impatto con i suoi effetti ambientali, ci si limita ad affermare che l'impatto è "ciò che prelude ad un effetto"; i corrispondenti effetti ambientali potranno solo essere stimati sulla base di ipotesi e convenzioni stabilite. La metodologia adottata consiste nell'assegnare i consumi e le emissioni ottenuti nella fase di inventario a specifiche categorie di impatto riferibili ad effetti ambientali conosciuti, tentando di quantificare, con opportuni metodi, l'entità del contributo complessivo che il processo (o prodotto) arreca agli effetti considerati. Il risultato dell'analisi degli impatti fornisce il profilo ambientale del sistema studiato, che può essere utilizzato per confrontare diversi prodotti o processi produttivi. Le categorie di impatto vengono definite non solo a seconda dei potenziali effetti sulla salute umana e sull'ambiente, ma anche in base al raggio di influenza dell'effetto stesso (scala dell'effetto). Per costruire le categorie di impatto si usano alcuni ambiti principali:
· ecologia: effetti su popolazione ed ecosistema;
· salute: effetti su salute e sicurezza dell'uomo;
· risorse: consumo di risorse di energia (Figura 4) e di materiali;
· riflessi sociali: impatto su tutte le attività umane che interagiscono con il sistema e il degrado dell'habitat.
Su questa base vengono scelti gli specifici effetti caratterizzanti le varie categorie di impatto. La maggior parte degli schemi di valutazione fa riferimento alle seguenti voci:
· effetto serra, causato dalla presenza nell'atmosfera di gas che assorbono la radiazione infrarossa emessa dalla terra;
· assottigliamento della fascia di ozono;
· acidificazione causata dall'emissione di determinati composti nell'ambiente (fondamentalmente quelli derivanti dall'impiego di combustibili fossili, in particolare quelli contenenti zolfo) che provoca l'abbassamento del pH di laghi, foreste, suoli agricoli, con gravi conseguenze sugli organismi viventi;
· eutrofizzazione: l'uso di fertilizzanti, gli scarichi industriali e urbani, in genere ricchi di azoto e fosforo, sono le principali fonti di eutrofizzazione. Il rilascio di tali sostanze nell'ambiente costituisce un incremento dell'apporto di nutrienti agli organismi viventi (la cui crescita è regolata naturalmente dalla limitazione delle sostanze nutrienti essenziali), con un conseguente abbassamento della concentrazione di ossigeno e quindi con effetti negativi sull'intero ecosistema;
· formazione di smog fotochimico: in presenza di idrocarburi incombusti e ossidi di azoto, la radiazione solare reagisce con questi formando ozono, ritenuto pericoloso per la salute quando si trovi nell'atmosfera a contatto diretto con l'uomo;
· tossicità per l'uomo e per l'ambiente, che può colpire qualsiasi organismo vivente e, data la sua complessità, risulta assai difficile aggregare e quantificare in singoli contributi all'effetto complessivo.
Per quanto riguarda il consumo di energie e materie prime (intese come risorse), si adotta come criterio il concetto di "non rinnovabilità" della risorsa, per cui alle precedenti categorie si aggiunge la seguente:
· consumo di risorse non rinnovabili.
Il profilo ambientale del sistema industriale indagato può infine essere completato valutando altri due impatti di tipo locale:
· degrado del territorio. Si considerano diversi tipi di effetti, a seconda del parametro utilizzato. La qualità della vita nella zona interessata, il valore ambientale della zona, le implicazioni sociali, il deterioramento del suolo o del paesaggio, la distruzione di ecosistemi e i rischi di incidente sono alcuni esempi di effetti ambientali;
· disturbi di tipo fisico. Le valutazioni usate correntemente fanno espresso riferimento alla normativa vigente; in particolare la valutazione di impatto ambientale è uno strumento adatto a fornire le informazioni utili per approfondire questa fase di studio della LCA.
Un'ultima operazione da compiere in questa fase della LCA è la normalizzazione dei risultati ottenuti, ossia la loro elaborazione in modo da ottenere indici sintetici con cui valutare il sistema in esame in maniera complessiva. In questo modo i profili ambientali risultano utilizzabili per operazioni di confronto tra diversi sistemi produttivi.

La fase di interpretazione e miglioramento viene di solito affrontata per concretizzare le azioni necessarie ad apportare le dovute correzioni al sistema produttivo (per migliorarne l'efficienza energetico-ambientale), oppure per riprogettare l'intero sistema. La fase di miglioramento completa quindi il ciclo di analisi e valutazione di impatto ambientale e permette di indirizzare la produzione verso un obiettivo di eco-sostenibilità ed eco-efficienza.

L'interazione con la sfera economica è in questa fase ovviamente più stretta che nelle precedenti; sarà infatti la valutazione dell'investimento a far emergere il miglior compromesso realizzabile. La tabella seguente descrive i risultati di una LCA effettuata con lo scopo di comparare l'impatto di tre alternative per la costruzione di un edificio destinato ad uffici (superficie utile 4.620 m2), utilizzando i metodi sviluppati dall'istituto Canadese Athena.

Strutture in

Impatto relativo
(legno = 1)
Legno Acciaio Calcestruzzo
Impiego di energia 1 2.4 1.7
Emissione di gas "effetto serra" 1 1.45 1.81
Inquinamento atmosferico 1 1.42 1.67
Inquinamento da rifiuti solidi 1 1.36 1.96
Consumo di risorse 1 1.16 1.97


Anche per una casa monofamiliare di 220 m2, i risultati dell'analisi svolta con la stessa metodologia hanno portato a conclusioni estremamente favorevoli alle strutture di legno:

 

Strutture in

Impatto Legno Acciaio Calcestruzzo

Energia consumata (GJ)
255 389 562
Potenziale di emissione gas "effetto serra" (equivalenti di CO2) 62.183 76.453 93.573
Inquinamento atmosferico (volume critico) 3.236 5.628 6.971
Inquinamento idrico (volume critico) 407.787 1.413.784 876.189
Consumo di risorse (kg) 121.804 138.501 234.996
Rifiuti solidi (kg) 10.746 8.897 14.056




Figura 4 - Valutazione dell'energia necessaria per produrre le travi di un impalcato civile. Carico utile 3,5 kN/m2, luce 6 m, spessore del pacchetto struttura 1/25 della luce (fonte: Prof. Piazza, Un. di Trento)

Oltre ad avere un impatto ambientale particolarmente favorevole rispetto ai materiali concorrenti, se considerato nell'intero ciclo di vita, il legno è una materia prima rinnovabile. Ciò assicura che, se correttamente gestita, la risorsa potrà essere sempre disponibile, rendendo quindi le strutture di legno le migliori oggi disponibili in un'ottica di sviluppo sostenibile. Ma è lecito porsi alcune domande:
· la gestione è davvero sostenibile, oppure i boschi stanno sparendo ?
· che evidenza c'è che il legname acquistato provenga effettivamente da boschi gestiti in maniera corretta ?

Il rapporto "2001 State of the World's Forests" della FAO contiene le risposte a queste ed altre domande sui molteplici aspetti della foresta, intesa come risorsa globale. In estrema sintesi, e con riferimento all'impiego del legno nel settore dell'edilizia, si può dire che:
· in Europa, la quasi totalità del legname per impieghi strutturali proviene da boschi dei Paesi industrializzati (Europa, Nordamerica, Siberia);
· in queste aree i boschi stanno aumentando sia come superficie che come massa legnosa per ettaro, per effetto di una corretta politica ambientale, di una consolidata gestione selvicolturale e della diffusione delle piantagioni;
· i prodotti provenienti dalle foreste tropicali sono essenzialmente utilizzati per scopi decorativi (finiture, arredamento);
· le foreste tropicali stanno diminuendo, soprattutto a causa degli incendi, dell'agricoltura intensiva e di altre forme di sfruttamento diverse dall'industria del legno;
· la certificazione di origine del legname si è oramai affermata come strumento di gestione e di comunicazione, anche in provenienza dalle zone tropicali;
· le foreste produttive sono quasi tutte in corso di certificazione, e in alcuni Paesi (USA, Canada, Austria, Scandinavia) oltre il 30% della superficie è già certificato, con previsione di raggiungere il 70-80% entro il 2010 dal momento che le maggiori associazioni di produttori di legname richiedono ai loro associati la certificazione come requisito obbligatorio.

Il grande vantaggio dell'attività di certificazione di origine dei prodotti a base di legno è che sta concretizzando la possibilità di comunicare al grande pubblico, che non ha la possibilità di approfondire la conoscenza della filiera foresta-legno, quegli elementi essenziali che, purtroppo in grandissima sintesi, rendono esplicita la corretta gestione delle risorse. In sintesi, i contenuti degli schemi di certificazione più noti ed applicati:
· FSC (Forest Stewardship Council). Si tratta di un Ente indipendente fondato nel 1993, che accredita gli organismi di certificazione e fissa degli standard nazionali o regionali sulla base di 10 principi e 65 criteri che esso stesso ha fissato. I criteri sono abbastanza severi e non sempre immediatamente applicabili, dato che l'origine dell'Ente è fortemente legata ad alcuni gruppi ecologisti. In generale, i criteri FSC sono nati per le foreste tropicali, e sono in corso di adattamento alle realtà delle zone temperate. Il marchio FSC ha una buona diffusione e visibilità, ed in Europa sono in vigore alcune certificazioni di origine e parecchie di "chain of custody" (rintracciabilità dei materiali impiegati dai trasformatori).
· PEFC (Pan-European Forest Certification). Lo schema di certificazione delle foreste Europee, nato per rispondere alle specifiche esigenze dei nostri boschi senza compromettere l'indipendenza e la qualità dei criteri di valutazione. Sta diffondendosi grazie alla sua maggiore aderenza alle condizioni socio-economiche proprie del nostro continente e dei suoi diversi ambienti.
· CSA (Canadian Standards Association). I criteri definiti dal governo Canadese e recepiti come norma tecnica nel 1996 sono considerati ottimi per le foreste dell'emisfero boreale. Essi constano di criteri accettati a livello internazionale e di una forte componente relativa al coinvolgimento sociale.
· SFI (Sustainable Forestry Initiative). L'American Forest and Paper Association ha sviluppato questo schema per i propri associati, rendendolo obbligatorio. Attualmente lo schema può essere applicato anche dai non-associati, tramite licenza. Lo schema è basato su indicatori prestazionali e risulta particolarmente adatto ad un contesto dove la proprietà privata è molto diffusa.

L'Italia importa i prodotti a base di legno per impieghi strutturali essenzialmente da Austria, Scandinavia e Nordamerica. Si tratta delle 3 aree più all'avanguardia nella corretta gestione delle foreste e nel processo di certificazione di origine dei materiali. In termini di gestione del patrimonio boschivo, questi Paesi hanno dimostrato nell'arco di tutto il XX secolo di saper coniugare economia ed ecologia in una sintesi equilibrata e sostenibile. Basta considerare la vicina Austria, che è il principale fornitore del nostro mercato: 3,9 milioni di ettari (il 47% del territorio) sono coperti da foreste, che producono 32 milioni di m3/anno. I 2/3 dell'incremento annuo vengono tagliati, mentre 1/3 resta nel bosco aumentando così la sua consistenza, a favore delle future generazioni. Dei 21 milioni di m3 utilizzati, il 60% circa viene esportato, di cui il 65% in Italia (per un equivalente di 8 milioni di m3 di legno tondo). Un "fiume" di legno che ci arriva scavalcando le Alpi, che dà lavoro a quasi 100.000 persone in Austria ed a circa 50.000 persone in Italia. E i boschi Austriaci rimangono comunque un ecosistema in equilibrio ed un luogo di vacanza ideale. Anche in Italia non mancano gli esempi illustri:
· la Magnifica Comunità di Fiemme mantiene intatto il proprio ecosistema, con una produzione che ha raggiunto i 100.000 m3/anno. La certificazione FSC, ottenuta nel 1997, è stata solo il riconoscimento, per quanto importante, di una realtà forte di oltre 600 anni di esperienza gestionale;
· la pioppicoltura Italiana è attualmente in corsa per veder riconosciute anche dagli schemi di certificazione quelle qualità tecniche e gestionali che le hanno valso negli anni passati il soprannome di "oro verde". Se ne sta occupando l'Istituto per la Sperimentazione della Pioppicoltura di Casale Monferrato che, indiscusso "maestro" di arboricoltura da legno a livello mondiale, sta mettendo la sua competenza ed esperienza a disposizione di questa esigenza emergente.

La certificazione di origine dei prodotti a base di legno è quindi una realtà in corso di rapida implementazione. Pur se la certificazione non è ancora affidata a criteri completamente oggettivi e condivisi da tutti gli interessati, come dovrebbe essere una norma tecnica, essa rappresenta un forte elemento di trasparenza che i materiali a base di legno possono offrire agli utenti.
Anche in questo, le strutture di legno rappresentano la scelta più "naturale", per un'edilizia sana e sostenibile.


Roberto Zanuttini
Paolo Lavisci