Le news dall'Industria del legno


LA DIRETTIVA MACCHINE QUALCHE ANNO DOPO
Un lungo cammino dal 1989 ad oggi...
Una chiacchierata con l'ingegnere Attilio Griner, responsabile dell'Ufficio tecnico di Acimall e uno dei massimi esperti europei di normative, per fare il punto sulla Direttiva macchine di cui si torna a parlare con una certa insistenza, visto che...
Sembra ieri quando andavamo nelle aziende a chiedere se l'arrivo della Direttiva macchine avrebbe creato loro qualche problema, se ci fosse qualche timore di fronte a questa "armonizzazione europea", se il rischio di perdere competitività era dietro l'angolo.
Niente di tutto questo, nessun contraccolpo, nessuna difficoltà.
Torniamo a parlarne ora non tanto perché in qualche modo insoddisfatti delle risposte ricevute allora, ma perché in realtà stiamo parlando di un oceano in movimento, di un mare che permane ricco di onde, di mutamenti, di novità. E di questi tempi, infatti, è iniziato il processo di revisione di tutto questo insieme di norme, una revisione che...
Ma lasciamo la parola all'ingegner Griner "La Direttiva macchine ha iniziato il suo cammino nel 1989, quando è stata pubblicata, ed è entrata in vigore nel 1995. In Italia ha iniziato la sua storia l'anno seguente, nel 1996, e oramai possiamo considerarla come un dato acquisito. E devo dire che non causò nemmeno grandi sconvolgimenti quando entrò in vigore, tranne che per un breve periodo iniziale, perché le aziende italiane vantano da sempre una frequentazione con i mercati esteri tale da averle portate per tempo a confrontarsi con le più restrittive normative nazionali che hanno preceduto la armonizzazione europea.
A questo proposito forse non tutti sanno che la Direttiva macchine trae origine, a livello di "struttura", dalla legislazione francese, corpus sul quale è stato innestato il meglio delle norme vigenti in Germania e in Italia, per cui - in buona sostanza - le nostre imprese si sono trovate a fare i conti con una materia che conoscevano già piuttosto bene.
Certo, non è mancata qualche fatica da parte delle imprese, ma non hanno dovuto confrontarsi con scenari sconosciuti e si è trattato soprattutto di puntualizzare certe procedure e di registrare le soluzioni adottate: il contenuto tecnico era prevalentemente già noto".
Ingegner Griner, è corretto dire che la Direttiva macchine ha come finalità ultima la sicurezza?
"Sì, ma senza dimenticare che stiamo parlando di una direttiva di prodotto e, dunque, di uno strumento per abbattere gli ostacoli tecnici alla libera circolazione di un bene. In altre parole le macchine costruite in ottemperanza al dettato della Direttiva macchine possono circolare liberamente in Europa in quanto corrispondono a uno standard riconosciuto.
Si può parlare di "norma sulla sicurezza" in una precisa accezione, in quanto ha consentito anche di superare una precisa fase storica. Mi spiego meglio: ci sono stati momenti in cui una sorta di "protezionismo nazionale" veniva messo in atto da alcuni Paesi, dei veri e propri limiti alle importazioni di soluzioni costruite fuori dai propri confini in quanto dichiarate non rispondenti a determinati criteri di sicurezza. Certe volte questo era indubbiamente vero, ma altre... La direttiva di prodotto supera tutte queste situazioni, in quanto stabilisce requisiti fissi e crea una soglia ben precisa che ogni Stato è tenuto a rispettare. Dal momento che, sostanzialmente, la sicurezza è un preciso indicatore tecnico, la Direttiva macchine, come tutte le direttive di prodotto, precisa quali sono gli standard di sicurezza che una macchina o un dispositivo deve avere".
Come mai di questi tempi si parla con una certa frequenza di questa legge, si organizzano incontri, tavole rotonde e seminari?
"Se ne parla ancora oggi perché, come abbiamo già accennato, stiamo parlando di un processo nato nel 1989 e sono dunque passati un po' di anni dall'inizio della loro storia. Senza tralasciare che tutte le direttive, secondo il "Nuovo approccio" - stabiliscono dei requisiti e poi affidano a un sistema normativo di tipo volontario l'esplicitazione delle soluzioni di carattere tecnico. La direttiva, in altre parole, stabilisce dei requisiti, ma lascia la definizione delle soluzioni, di come si possa assolvere a questo requisito, a una norma di tipo tecnico elaborata da enti normatori, ovvero il Cen (Comitato europeo di normazione) per la parte meccanica e il Cenelec per la parte elettrica.
Questi comitati sono formati da rappresentati dei vari enti normatori nazionali (l'Uni per l'Italia, il Din per la Germania, l'Afnor per la Francia o il Bsi per la Gran Bretagna, solo per citare qualche esempio) e al loro interno vengono costituiti, a seconda delle direttive, dei gruppi di lavoro che hanno l'incarico di preparare la norma tecnica. E credo sia bene specificare che non si tratta di una norma obbligatoria e che l'utilizzatore può decidere se applicarla o meno. La Direttiva, in altre parole, stabilisce determinati obiettivi che si possono raggiungere aderendo alla norma tecnica o scegliendo un'altra soluzione.
È evidente che la prima strada è la più breve, anche perché la direttiva stabilisce che il produttore ottenga la "presunzione di conformità" se rispetta una precisa norma tecnica. Se opta per una soluzione differente toccherà a lui dimostrare di avere comunque scelto uno strumento idoneo e di avere raggiunto l'obiettivo previsto dalla direttiva".
Senza alcuna certificazione di terzi? "La Direttiva macchine si fonda sulla dichiarazione del costruttore che afferma di avere agito applicando specifiche e comuni norme tecniche o soluzioni messe a punto da lui. Ma è sempre e comunque il costruttore che dichiara la conformità alla direttiva. Solo per le macchine più tradizionali il costruttore dichiara di avere sottoposto la sua soluzione a una procedura di certificazione, ma è una prassi che interessa solo alcuni tipi di macchine elencati nell'allegato 4 della direttiva, ovvero la maggior parte delle macchine base: la pialla a filo, la pialla a spessore, la sega circolare, la toupie, la sezionatrice, tutte macchine che per un insieme di motivazioni, perché obbiettivamente pericolose o per l'alta diffusione rappresentano un fattore di rischio maggiore. Comunque è sempre il costruttore a dichiarare la conformità della macchina, sia che debba a sua volta avvalersi di un certificatore esterno o meno".
Dicevamo che dopo dieci anni se ne parla ancora di questa direttiva...
"Perché siamo arrivati a un momento cruciale della storia di questa normativa che, non dimentichiamolo, è stata creata da zero, perché norme di questo genere non ne esistevano. Dal niente è stato creato un corpo normativo che in realtà è una costruzione gigantesca, perché significa avere messo a punto soluzioni di sicurezza per la maggior parte delle macchine esistenti. Ed è stato davvero un lavoro enorme, perché si è dovuto prima creare i "mattoni" con i quali costruire le diverse norme, ovvero creare le norme su come le norme devono essere fatte, su quali distanze di sicurezza bisogna osservare, su quale deve essere velocità di un braccio quando si avvicina a un punto pericoloso, su come si realizza un comando d'emergenza... guardi, per riassumerle le dico solo che esiste un centinaio di norme orizzontali, che interessano tutte le tipologie di macchine, da cui sono state ricavate quelle centinaia di norme armonizzate di tipo C, ovvero relative a una determinata categoria di prodotto, di cui fanno parte le 35 dedicate alle macchine per la lavorazione del legno. E di tutta questa costruzione nel 1988 non c'erano nemmeno le fondamenta!
E ovviamente a ogni passaggio c'erano verifiche, messe a punto, revisioni delle norme di partenza per problemi sollevati dalla stesura di una norma finale. Un processo inevitabilmente lungo e complesso, in qualche caso vittima di un pizzico di confusione. Se a questo aggiungiamo che le norme debbono essere riviste ogni cinque anni, ecco spiegato il motivo della continua attenzione sull'argomento: visto che le prime sono state recepite nel 1995 è iniziato il processo di revisione, senza contare che ci sono alcune piccole discordanze tra le norme di diverso livello che a poco a poco verranno definitivamente eliminate".
E le aziende come si trovano in questo flusso continuo?
"Ogni azienda realizza solo alcuni tipi di macchine, per cui ci sono solo alcune norme che le coinvolgono. Senza dimenticare che le imprese sono gli attori principali di questo processo, perché quando si inizia una operazione di revisione se ne informano i costruttori, si raccolgono le loro opinioni e si lavora insieme per riparare tutti gli "errori di gioventù" che si possono riscontrare. Siamo in una fase di "messa a punto", di rifinitura e non stiamo parlando di grandi cambiamenti a cui i costruttori devono reagire. Si tratta comunque di una fase importante che consentirà di mettere perfettamente a registro tutte le norme esistenti, eliminando ogni incongruità".
Ma ci saranno novità di rilievo? "Sicuramente una, ovvero la possibilità di utilizzare l'elettronica come controllo di sicurezza. Per le funzioni di sicurezza, infatti, si era dovuti tornare a soluzioni elettromeccaniche, talvolta anche molto complicate, specialmente in macchine complesse. Dalla revisione non sarà più così e la sicurezza potrà avvalersi anche del contributo dell'elettronica. Un adeguamento fondamentale, a mio avviso, e che consentirà alle aziende di trovare soluzioni più congeniali".
Non ci saranno cambiamenti tali da mettere le aziende in condizione di ripensare, di riprogettare le proprie macchine? "Assolutamente no: rispetto allo sforzo messo in essere a metà degli anni Novanta questa revisione sarà solo una questione di routine, una possibilità di migliorare il proprio rapporto con le norme. Tenendo ben presente che queste "indicazioni" nascono dalla collaborazione di tutte le realtà interessate". E chi farà questa revisione?
"Sostanzialmente i gruppi di lavoro che operano nell'ambito dei comitati tecnici. Per le macchine del legno c'è il comitato tecnico TC 142 che è composto da dieci gruppi di lavoro, ognuno dei quali si occupa di certi tipi di macchina. In questo ambito sono rappresentati i costruttori, gli enti che si occupano di sicurezza, i rappresentanti degli utilizzatori e dei sindacati... insomma, esperti in rappresentanza di tutti coloro - e sono migliaia - che possono vantare una qualche forma di interesse e che hanno diritto a partecipare al processo normativo.
La nostra presenza come Acimall è in questo senso una "rappresentanza" di ciò che le imprese ritengono necessario e che raccogliamo attraverso incontri che vengono organizzati prima e dopo qualche fase importante del processo normativo. Ci tengo a sottolineare che c'è un interscambio continuo con i costruttori e che siamo presenti in tutti i gruppi di lavoro e nel comitato tecnico. E il processo di revisione è già iniziato: il gruppo 2 sta lavorando sulle pialle, il gruppo 4 sta facendo il "riesame" della norma sulle seghe circolari da banco, il gruppo 5 sui centri di lavoro, il gruppo 8 sta rivedendo le norme sugli utensili. Un processo abbastanza lungo e che dura mediamente due o tre anni". Dicevamo prima che è chiaro che i costruttori, nella stragrande maggioranza dei casi, si atterranno a ciò che la norma stabilisce piuttosto che trovare "soluzioni personali". Ebbene, non pensa che questo possa anche essere un limite, una sorta di "omogeneizzazione"... "In un certo senso sì, ma teniamo presente che tutto questo riguarda solo la sicurezza della macchina, la protezione dell'operatore: tutto il resto rimane nelle mani dei produttori: certo, nel caso di macchine tradizionali, di macchine "base", le norme tecniche collegate alla Direttiva macchine sono fortemente condizionanti, ma d'altronde non si possono certo fare sconti su questi argomenti".
E il futuro?
"Il fatto più importante è che la Comunità europea abbia deciso che è opportuno avviare un processo di revisione della Direttiva macchine, della legge base. Il processo, come dicevo, è già iniziato ed è partito da un intento sicuramente pregevole, ovvero il semplificarla al massimo. Purtroppo, però, in questa fase dei lavori la situazione è piuttosto confusa e le prime versioni della direttiva "rivisitata" sono in alcuni tratti addirittura incomprensibili. Per il momento - secondo la valutazione di Orgalime, l'organizzazione che riunisce i produttori di macchine europei - c'è l'impressione che congelare tutto sarebbe più opportuno. Staremo a vedere... (Dalla Redazione di Xylon & Xylon Int'l)